La città metropolitana ci renderà più felici?

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Il dibattito sulla città metropolitana di Venezia non è ancora abbastanza aperto proprio da parte dei suoi futuri amministratori. Ma a breve, il 9 agosto, il Consiglio metropolitano sarà eletto dai sindaci e consiglieri comunali della ex provincia di Venezia: 18 membri scelti tra loro stessi, su liste di candidati presentate entro il 20 luglio.

Il decreto del sindaco del comune capoluogo che ha fissato la data elettorale non ha fatto cenno alla propaganda elettorale. I programmi elettorali si tratteranno solo in sedi riservate? Non è un bell’inizio per un governo che dovrebbe nascere all’insegna della trasparenza e con l’obiettivo di ristabilire un po’ di fiducia tra le collettività di un territorio maltrattato e i governanti.

E’ bene ricordare che la città metropolitana è molto diversa dalla vecchia provincia: ha poteri nuovi potenzialmente molto più determinanti, che però potranno dare risultati perversi se saranno interpretati solo come razionalizzazione finalizzata al taglio dei costi dei servizi o, ancor peggio, privatizzazioni e ulteriore perdita del potere decisionale dell’amministrazione pubblica. Ma i nuovi poteri potranno anche dare buoni frutti se saranno accompagnati da uno “stile di governo” finalmente nuovo, con una forte carica di democrazia: non solo nel coinvolgimento delle amministrazioni comunali ma anche, e forse soprattutto, delle collettività locali.

La città metropolitana è occasione straordinaria per dare risposta ai bisogni reali (casa, trasporti, difesa dalle inondazioni, ambiente, …) che richiedono proprio questo livello di governo. Serve una città metropolitana come un sistema di autonomie con una visione condivisa di futuro, come anello di congiunzione tra una dimensione comunale troppo piccola e tendenzialmente autoreferenziale e un’area vasta, oggi senza alcun governo, che però fa parte integrante della vita quotidiana e del possibile benessere dei cittadini. Sarà anche una straordinaria occasione per chiedere a Stato e Regione poteri più efficaci calibrati sulle realtà del territorio veneziano: anche per governare il turismo, dettandone le condizioni di accessibilità a proprietari e gestori dei servizi di trasporto, comprese ferrovie, porto, aeroporto e società autostradali.

A noi cittadini interessa dunque conoscere idee e programmi di questi nuovi importanti soggetti delle vita pubblica. E interessa molto non solo sentire, ma poter discutere, suggerire, proporre. Certo, poi ci sarà lo Statuto – da approvare nei 120 giorni successivi – con i principi e le regole di funzionamento del nuovo livello di governo. Ma, come si potrà partecipare attivamente alla sua elaborazione? Possibile che il Sindaco metropolitano, che in questa fase è, per legge, il sindaco di Venezia, non creda opportuno fare un cenno a queste fondamentali questioni? La proposta di statuto spetta al nuovo Consiglio metropolitano; poi la Conferenza metropolitana, che comprende tutti i sindaci e i consiglieri di tutti i comuni, potrà approvarlo o respingerlo. Ma nel caso di Venezia, dove i caratteri metropolitani spontanei sono così deboli per diversità dei territori e dispersione demografica, una città metropolitana capace di render davvero più felici i suoi abitanti è tutta da conquistare. Se parte male, la strada sarà tutta in salita.

Maria Rosa Vittadini (VeneziaCamb!a)