PALIFICAZIONI in laguna di Venezia: ECOLOGIA = ECONOMIA

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di Sandro Castagna –

Una Tecnologia a lunga durabilità nelle mani del Crimine!

 

A distanza di oltre 15 anni dall’insediamento del Commissario al Moto Ondoso e a a sei anni circa dalla firma del Protocollo d’intesa su “Modalità di utilizzo di legno o Materiali alternativi per Pali o strutture marittime in Laguna di Venezia recentissimamente sulla stampa locale sono apparsi articoli ripetuti sulla mancanza di fondi a disposizione, per la manutenzione ordinaria delle palificazioni per il segnalamento dei canali navigabili della laguna di Venezia. Se non bastasse, sia dichiarazioni del precedente e dell’attuale Presidente del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche del Veneto Trentino e Friuli Venezia Giulia Ex- Magistrato alle Acque di Venezia, antepongono il tema Sicurezza della navigazione interna lagunare alla conservazione dell’Ambiente. Proviamo a dirla in estrema sintesi, nelle casse dello stesso Provveditorato ci siano disponibili, come recita il titolo dell’articolo apparso Venerdì 14 Aprile nella Nuova Venezia, soli 300 mila euro. Se si volesse allora optare contro ogni buonsenso e regola e palificare l’intera laguna, con pali sintetici di polietilene ad anima d’acciaio, per piantare tra 50 e 90 mila pali allo scopo di prevenire la tanto reclamata a viva voce, Sicurezza, a detta degli stessi produttori di polietilene per questa tipologia di pali cioè in gergo briccole sintetiche, ci vorrebbero, per l’intero parco in questione, tra 90 e 162 milioni di euro circa, per la sola fornitura, senza contare la posa in opera da collaudare come “nuova tecnica di infissione da battipalo o a pressione ma che nessuno ancora ha sperimentato come invece l’attuale posa in acqua del legno.

Abbiamo pero’ visto che se il buon senso ci aiuta, oltre a oltre 15 anni di esperienza, potremmo affermare che a prova provata ma anche testata da sperimentazioni e lavori in Laguna di Venezia e non solo, il reale costo dell’intero parco pali a lunga durabilità – cioè durata in esercizio trenta anni – la spesa complessiva in oggetto non verrebbe a costare più di 89 milioni per la fornitura, il tutto spalmato in almeno 15 o 30 anni di lavori sapienti e ordinati frutto di millenaria esperienza. Ovvero si potrebbe riprendere ogni anno la stessa marcia del passato ma con la certa condizione della lunga durabilità, data da un metodo collaudato e brevettato sul legno immerso e autoctono. Come la sapienza dei nostri padri che piantavano briciole senza andare a cercare scorciatoie o rischi d’impatto nell’ambiente acquatico, magari in contrasto anche delle nuove Direttive Europee o dimenticando dei moniti di Istituti di ricerca scientifici Nazionali ed Internazionali.

 

Se si riuscirà a garantire la auspicata Sicurezza della navigazione interna lagunare, non sarà certo con la confusione che ne crea sempre altra, ne distraendosi dalle vere ragioni delle mutate condizione ambientali della Laguna di Venezia. Come se non conoscessimo che non e’ per motivi di mutamento generale delle acque del pianeta che la Laguna di Venezia sta diventando un braccio di mare, ma per l’azione antropica dell’uomo, di tipo invadente, arrogante, corruttivo ed illegale. Questa tipo di azione dell’uomo, si riversa anche nella Laguna di Venezia e allora la nostra esperienza ci dice che lo scambio di masse d’acqua, a causa dello scavo di canali fortemente navigabili, lo scavo per la chiusura delle tre bocche di porto lagunari veneziane, provoca solo questa, l’ingresso multiplo, di microorganismi, siano essi crostacei o anche molluschi, volgarmente chiamati vermi di mare ovvero le teredini e meglio Teredo. questi microorganismi si nutrono di cellulosa ma un tempo non troppo lontano da noi avevano bisogno di oltre dieci anni per metter fuori uso una briccola”.

Allora se esiste un metodo ecologico per sanare tutto ciò, la responsabilità di optare invece per la

divina plastica ovvero le palificazioni del futuro, in polietilene monomero o polimero che sia, chi dovrà prendersi la responsabilità, non certo della sola sicurezza, ma una più grande ancora cioè la modificazione dell’intero paesaggio lagunare immerso ed emerso.

La responsabilità da prendere, sarà quella davanti al Mondo che reclama, non solo di fronte alla cittadinanza veneziana. Il progetto sintetico della Laguna veneziana, dovrà esprimere casomai delle sue valenze e non distruggerne di millenarie. Il mutamento pero’ non e’ la modificazione scriveva il Professor G.B. Stefinlongo mentre Carlo della Corte sottolineava il valore antropologico dell’impianta pali o come suggeriva J.Raskin o Charles Dickens quali osservatori testimoni, segnalando la percezione della Laguna ma anche l’antropologia nordica primitiva del legno come sottolineava J. Rikwert o sul significato di Oscar Wilde, mentre W. Benjamin definiva i principi dell’opera d’arte, per cui applicabili ad un oggetto come la “briccola” naturale di legno. Altri più vicini a noi hanno scritto e sostenuto il valore del paesaggio e per questo la responsabilità pesa sul nuovo millennio. Tramandare alle generazioni future, una discarica ad “acqua aperta” come la prossima Laguna di Venezia, allora questa si diventa una impresa a responsabilità illimitata.

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