di: Redazione
La fine dell’era Brugnaro è ormai prossima e il personaggio comincia a preoccuparsi del suo futuro. Ai microfoni della stampa, qualche giorno fa, ha dichiarato di non voler lasciare la politica. Quello che non appare chiaro è che cosa davvero intenda il sindaco Brugnaro quando annuncia di voler continuare a “fare politica”.
Come cittadini, in questi dieci anni, quello che abbiamo registrato è che non c’è stata nessuna soluzione di continuità tra gli affari privati dell’imprenditore Brugnaro e gli affari pubblici che, come rappresentante delle istituzioni, doveva e deve ancora per qualche mese rappresentare. Al di là di come finirà la sua vicenda giudiziaria, il giudizio politico ormai acquisito rimane inalterato: la sua visione privatistica applicata al governo cittadino ha nuociuto gravemente al futuro di Venezia.
Ci sarà certo più in là il tempo per produrre un bilancio complessivo sul suo operato e sugli effetti prodotti dalla sua amministrazione sul corpo vivo della città. Quello che in questa fase vale già la pena di sottolineare è che Venezia è stata gettata letteralmente in preda alla voracità di soggetti, piccoli e grandi, il cui unico scopo era ed è di trarre il massimo profitto da questa meravigliosa e unica conformazione urbana.
L’esplodere senza controllo del fenomeno turistico è solo la punta dell’iceberg di un’implosione drammatica della città: dal collasso residenziale alla perdita dei più essenziali servizi per gli abitanti, dalla privatizzazione di alcune funzioni urbane alla crescente fragilità ambientale della Laguna.
Brugnaro ha contribuito a far girare molto denaro, per sé e per i suoi amici (se vi è bisogno di una prova basta vedere come sono cresciuti i profitti delle sue imprese). Un fiume di denaro privato che i cittadini vedono passare senza minimamente beneficiarne (neppure attraverso un adeguato prelievo fiscale); anzi, peggio, hanno subito l’inarrestabile aumento del costo della vita che rende oggi proibitiva la città per pensionati, studenti e meno abbienti.
Alla dichiarazione di Brugnaro che “non lascerà la politica”, la nostra risposta è duplice: se intende la prassi politica da lui esercitata sinora, beh, ci auguriamo che davvero smetta di occuparsene e di promuoverla; se, altresì, pensa alla Politica con la p maiuscola, allora se intendesse cominciare a farla, dovrebbe rivedere alla radice la sua cultura politica, il suo modo di intendere il governo della cosa pubblica e separare la sua “vita activa” (cioè l’agire di chi si dedica al bene comune) dagli interessi privati che lo hanno caratterizzato sinora.
Del resto, del futuro politico di Brugnaro siamo francamente ben poco preoccupati: quello che davvero ci preoccupa è il blocco di interessi economici che attorno a lui e alle forze politiche che lo sostengono si è in questi anni consolidato. Come si ridisegnerà la coalizione di centro-destra dopo la fine del suo mandato? Chi ne prenderà la leadership? Come, d’altro canto, un progetto politico alternativo riuscirà ad emergere e a ritrovare il consenso perduto? Di questo ci preoccupiamo.
PS: Se nel 2026, al compimento dei 65 anni di età, il cittadino Luigi Brugnaro vorrà ritirarsi a vita privata, ce ne faremo una ragione. Di più, lo considereremo un segnale di saggezza, nel pieno stile degli antichi, i quali, giunti a una certa età, giudicavano buona cosa ritirarsi “in campagna”, per meditare sulle grandi questioni della vita e sul proprio trascorso pubblico e privato.
