Turismo: se 50 anni vi sembran pochi, provate voi ad abitar…
Riportiamo qui sotto un estratto della ricerca condotta da COSES per conto del Comune di Venezia nel 1977 sul turismo a Venezia. L’analisi è sorprendentemente chiaroveggente: delinea in modo lucidissimo le contraddizioni del settore, l’impatto negativo sulla città, annunciando il determinarsi a breve (sic!) di un “punto di rottura” rispetto al tessuto sociale ed economico della città. Sono passati 50 anni da allora, e tutti conosciamo lo stato in cui versa la città a causa di uno sviluppo abnorme e non governato del turismo.
Ai candidati sindaco – che si sono già manifestati o che si manifesteranno nelle prossime settimane – chiediamo: come intendete passare dall’analisi (già disponibile 50 anni orsono) all’azione? Avrete il coraggio di assumere chiare e incontrovertibili decisioni a tutela di Venezia e dei suoi abitanti? O continuerete a barcamenarvi tra: “il settore turistico è importante per la città e dà lavoro a tanti” e “faremo qualcosa per la residenzialità”?
Aspettiamo chiaramente risposte. Non solo durante la campagna elettorale, ma soprattutto il giorno dopo le elezioni, quando il vincitore siederà soddisfatto sullo scranno di sindaco a Ca’ Farsetti.
Le prospettive per il settore
«…Il settore economico turistico con i suoi 15 mila addetti, i 3-400 miliardi di lire di fatturato (circa 200 milioni di euro attuali) nel solo Centro Storico, il 18% dei posti di lavoro del Centro Storico stesso, è una realtà certamente importante nell’area che dà segni di uno sviluppo, in termini quantitativi, continuo nel tempo.
Il giudizio da dare a prima vista potrebbe sembrare chiaramente positivo, ci sono tuttavia delle perplessità sul modo in cui questo settore sta evolvendosi.
È chiaro da tutta l’analisi effettuata che c’è una trasformazione in atto dal lato dell’offerta, che risponde (e sollecita) ad una domanda turistica che ha avuto a Venezia, come altrove, un mutamento molto rilevante. Frutto di questa trasformazione è la modificazione nell’importanza relativa delle diverse attività; che oggi a Venezia (…) risultino più rilevanti i comparti del commercio (vetrerie, regali, souvenirs); quello dei divertimenti (manifestazioni, casinò, gondole…) e quello della ristorazione, piuttosto che quello degli alberghi, è un fatto di cui si deve prendere atto e tener conto per gli effetti, sia interni che esterni al settore, in termini di occupazione, di stabilità e durata della stessa, di professionalità dei lavoratori, di effetti moltiplicativi che le attività dei vari comparti hanno.
L’eccessiva concentrazione nel tempo della domanda soprattutto pendolare è una delle concause di questa trasformazione delle attività economiche del settore, è chiaro che questa provoca fenomeni di decadimento nella qualità dell’offerta evidenti a tutti, e diventa motivo per accentuare ancor di più la differenza tra stagione turistica e non, con conseguenti effetti negativi nel Centro Storico di cui le chiusure di molteplici attività: esercizi ricettivi, esercizi pubblici…sono gli esempi più immediati.
Ma gli effetti negativi di questo andamento (…) sono anche quelli di un utilizzo sempre più vasto della città a fini turistici. Questo si concretizza ad esempio in una sempre maggiore richiesta di spazi da destinare alla ristorazione, sottraendoli ad usi alternativi dei residenti o utilizzando il suolo pubblico; in una sostituzione di spazi commerciali, prima destinati ad attività tradizionali a servizio dei residenti (alimentari), con quelle a servizio dei turisti: “specialità veneziane, abbigliamento.
Ma ciò non è ancora sufficiente a definire gli effetti negativi provocati dal settore, si sta infatti manifestando in città un contrasto sempre più vivo tra coloro che vivono di turismo e coloro che con il turismo devono convivere. Abbiamo accennato ai problemi connessi con gli incrementi dei costi dei servizi, dei prezzi, dei costi-disagio per i cittadini veneziani e per coloro che sono interessati alle altre funzioni che si svolgono nella città, a causa del turismo e soprattutto della sua concentrazione nel tempo.
(…)
Il fenomeno che va particolarmente controllato è quello del turismo cosiddetto “pendolare” che sommandosi al turismo “stanziale” contribuisce in maniera determinante, con la sua particolare concentrazione in un periodo limitato di tempo, ad acuire gli aspetti problematici del settore, portando la città al limite della congestione.
Il punto in cui si è giunti sembra essere molto vicino alla rottura. Senza un intervento coordinato che tenda alla riduzione degli effetti negativi del turismo, nella prospettiva di eliminarli, e che formuli degli obiettivi generali per il settore, le prospettive per la città, ma anche per lo stesso settore turistico, non sembrano certo allettanti».
da “Il turismo a Venezia”, ricerca COSES Comune di Venezia, 1977
